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Etnico, che fine ha fatto?

Anni Ottanta? L'etnico comanda. Nel periodo dell'edonismo reganiano non c'era soggiorno o camera da letto senza un batik appeso, un grande ventaglio dipinto a mano, una serie di maschere tribali, statue e statuine in legno scuro, arazzi tessuti a mano, mobili dall'utilizzo a noi sconosciuto provenienti dai suq (ma si dice anche suk) e dai mercatini orientali, peruviani, africani…

Intanto, prima dell'esigenza estetica dettata dallo stile dell'arredamento, c'era la volontà più o meno dichiarata di "pavoneggiarsi" con souvenir provenienti da mete lontane. Viaggiare per il mondo non era proprio alla portata di tutti: in quegli anni non c'erano le tariffe low cost, i viaggi last minute e last second, bisognava passare dall'agenzia anche solo per l'acquisto di un biglietto ferroviario e ci si fidava ciecamente dell'esperto di turno, che elargiva consigli e dettava le regole in merito al costo di viaggio, albergo, trasferte, escursioni, tariffe. Acquistare sul posto un mobile indigeno - o avvalersi dell'importazione o dei negozi specializzati - significava collocarsi in una certa fascia socio-culturale (non solo economica). Chi ha vissuto quegli anni, sa che a un certo punto la coppia di amici t'invitava a vedere le foto delle vacanze ed eri spacciato: ti toccava una serata di proiezione di mille diapositive, e i caricatori non finivano mai…

Ci risulta che questa pratica sia in disuso, soppiantata però dalle cronache in diretta dai social… ma almeno, se ci annoiamo mentre guardiamo gli album delle foto altrui, l'amico che le ha scattate/postate non se ne accorge.

Ma torniamo ad oggi. L'etnico è ancora di moda, ma con canoni diversi: non è più protagonista assoluto delle nostre case di viaggiatori (coloro che non vedono l'ora di partire) e case di turisti (coloro che non vedono l'ora di arrivare); si tratta piuttosto di pezzi sapientemente mescolati con contesti più moderni, magari in forma di accessorio o complemento, vissuti più come oggetti unici piuttosto che come ricostruzione di un ambiente tipico. Una casa monotematica ispirata, ad esempio, al Giappone, ha senso se sei in Giappone, appunto, ma qui rischia di essere fuori contesto. E questa è una lezione che abbiamo imparato del grande Bruno Munari, che sapeva citare le diverse civiltà pur mantenendo un carattere personalissimo e in chiave contemporanea.
E' come arredare un soggiorno con panche in legno, tavolo rustico e stufa della Scandinavia: certo, l'ambiente è accogliente, ma l'effetto collaterale è "baita in città" e sicuramente dopo un po' verrà a stancare.
Volendo dare un tocco etnico, e se ci pensate bene questo consiglio potrebbe valere anche per l'abbigliamento e il makeup, il segreto è la citazione.; una citazione, non il total look. Perché i colori caldi, i legni scuri, i tessuti materici e ricamati, i tendaggi pesanti e i rivestimenti decorati, se esibiti tutti insieme tolgono ossigeno all'ambiente, che se grande sembrerà più piccolo e se piccolo sembrerà claustrofobico.

Ecco i trucchi per dare un tocco etnico all'arredamento senza rinunciare all'eleganza.

Per il divano: cuscini ricamati e magari un pouf, da abbinare ad un rivestimento sì materico, ma in tinta unita.
Per le tende: solo tende laterali, meglio se pannelli sovrapposti, no ai tendoni che tolgono luce e attirano polvere nelle loro pieghe pesanti.
Per la cucina: ottimo un centro tavola, una piccola dispensa tibetana dove esporre qualche ceramica; va bene un tavolo etnico con sedie moderne e vale anche il contrario, non tutto il completo.
Per il bagno: consigliate le stampe antiche e una parete (una sola) con piastrelle orientali, purché con colori abbinati al resto del rivestimento, meglio se in colore unico.
Per il soggiorno: ammesse le piccole collezioni dal mondo, no all'arazzo che campeggia sopra il divano, onde evitare l'effetto accampamento nomade, soprattutto se abitiamo in città e non nella casa di campagna, dove invece è più divertente sbizzarrirsi mescolando stili. Del resto, uscireste con gonna ungherese, copricapo cinese, poncho messicano e zoccolo olandese? Non credo. Ma ognuno di questi pezzi, da solo, può essere sinonimo di stile e, perché no, dettare una moda!
Per l'ingresso: stuoia o tappeto, no ai vasi ingombranti; va bene anche un complemento da riutilizzare come appendiabiti.
Per la camera da letto: la testata del letto matrimoniale si presta a varie interpretazioni: una porta antica, un'imbottitura rivestita da una pannello in seta antica, anche una vecchia insegna o un grande piatto beneaugurante.
Per la camera dei ragazzi: copriletto e comodini, meglio se NON coordinati, così da lasciar spazio alla fantasia.
Potrebbe starci anche un folto tappeto, ce ne sono di bellissimi peruviani.
Nei corridoi: qui il monotematico ci sta, sempre in ottica di piccola collezione… stampe giapponesi, maschere africane, piatti in rame, arazzi multicolor o papiri. Se possibile senza cornici, così da non snaturare lo stile originale.

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